Uova da allevamento simbiotico: scopriamo perché sono più etiche e più sane.

Uova da allevamento simbiotico: scopriamo perché sono più etiche e più sane.

Quanto ai prezzi, quasi insignificante la differenza fra le uova di galline allevate in batteria e uova di galline allevate a terra (rispettivamente ctegoria 3 e categoria 2), superiore del 20% circa quello delle uova di galline allevate a terra all’aperto (categoria uno) e superiore del 100% quello delle uova bio.


Vale la pena di spendere di più per acquistare uova che sono, sostanzialmente, molto simili a quelle di galline in batteria? Sì, ne vale la pena: vale la pena sostenere un allevamento che è, per quanto relativamente (prima o poi le galline vengono avviate al macello, ma almeno hanno fatto una vita decente), meno crudele degli altri.


Ne vale la pena se pensiamo che il rapporto dell’uomo con i prodotti di origine animale debba cambiare.


Ne vale la pena perché noi non vediamo la crudeltà che può esserci in un innocuo pacco di uova, come non vediamo la crudeltà che sta dietro ad un prosciutto.

Obiettivo sostenibilità: perché gli allevamenti intensivi uccidono il pianeta (e qualche volta pure gli uomini)

Non stiamo parlando di animalismo ma di sostenibilità. La sostenibilità, l’obiettivo emissioni zero del Green Deal dell’Unione Europea passa anche attraverso sistemi di allevamento non inquinanti, e ricordiamo che gli allevamenti intensivi di animali sono la prima fonte di inquinamento del pianeta.


L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha certificato che solo in Italia sono cresciute le emissioni inquinanti di particolato prodotte dagli allevamenti intensivi, e che in generale gli allevamenti sono la seconda fonte di emissione di particolato, dietro solo al settore del riscaldamento e addirittura prima del settore industriale. Fra l’altro, a livello globale, il 40% della terra arabile è dedicata al pascolo e un terzo della produzione totale di cereali è destinato agli allevamenti. Quindi, i cereali che potrebbero sfamare milioni di persone vengono destinati a sfamare animali che solo gli abitanti dei paesi ricchi mangeranno. Un’ingiustizia insopportabile.


Ma non solo: come scrive Slow Food, un buon allevamento è indispensabile per fare una buona agricoltura, e ne elenca i vantaggi: “praticare un allevamento a misura d’uomo, di dimensioni cioè contenute, in cui sia possibile conservare una relazione con gli animali e con il contesto naturale; allevare in modo estensivo al pascolo, ogni volta che il tempo lo consente ; rispettare i ritmi di crescita naturale degli animali; non forzare i periodi di riproduzione destagionalizzando i calori; integrare il pascolo solo con fieno e mangimi naturali e locali, se possibile coltivare le materie prime per la loro alimentazione; limitare i trattamenti antibiotici (preventivi/sistematici) e usarli solo quando non è possibile curare altrimenti gli animali…” .

Non è un caso se i grandi chef si rivolgono agli allevamenti non intensivi, se prediligono uova bio, se scelgono farine locali macinate a pietra: se siamo quello che mangiamo, è necessario che portiamo più attenzione a ciò che acquistiamo. Non ne va solo del nostro benessere e della nostra salute ma anche del destino del pianeta, che mostra la propria sofferenza in modi drammatici e sconvolgenti.

Quando la natura si ribella

Chi non ricorda l’epidemia di mucca pazza, nata dall’abitudine di nutrire le vacche con farine animali? Le vacche sono erbivore, nutrirle con proteine animali significa alterare in modo incosciente e bestiale la loro natura. O l’epidemia di salmonella che costrinse la FDA degli Stati Uniti, nel 2017, a ritirare dal mercato 207 milioni di uova contaminate dalla salmonella (deposte in allevamenti intensivi in condizioni igieniche “bestiali”).
Avete mai pensato, se vivete in campagna, che con un piccolo giardino potete farvi un allevamento di ovaiole tutto vostro? Che potete tenere questi animali belli, simpatici, affettuosi, intelligenti e utili e offrire loro una vita e una morte naturali, in cambio delle loro preziose uova? Sono sempre di più gli allevamenti famigliari di ovaiole di lunga vita.
Insieme al boom degli orti in terrazzo o in giardino, durante il lock-down si è assistito anche allo svilupparsi di questo simpatico fenomeno. Vediamo se siamo davvero pronti a tornare a godere dei pomodori del nostro orto, delle uova delle nostre galline domestiche. Potrebbe essere un modo piacevole per rinnovare il rapporto con il nostro Pianeta.
Fonti courtesy:
https://magazine.misya.info/alimentazione/allevamenti-sostenibili-vediamo-insieme-cosa-si-tratta-futuro-ci-sara/
https://ilfattoalimentare.it/la-fda-negli-stati-uniti-ritira-dal-mercato-500-milioni-di-uova-contaminate-da-salmonella-troppo-affollamento-e-poca-igiene-negli-allevamenti.html
https://www.slowfood.it/slow-meat-2/lallevamento-sostenibile/
https://tedaldi.it/



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